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Perché è indispensabile l’alleanza terapeutica tra medico e paziente?

alleanza terapeutiva tra staff medico e paziente

Lo sviluppo di un’alleanza terapeutica tra dentista e paziente è un elemento chiave per il raggiungimento di una relazione di qualità che porta al successo pieno della cura.

L’obiettivo finale del rapporto dentista-paziente deve rimanere lo sviluppo di un’alleanza terapeutica, in grado di alimentare fiducia e soddisfazione reciproca.Come negli altri campi della Medicina, anche in Odontoiatria sarebbe auspicabile che si facesse riferimento a un modello di intervento “bio-psico-sociale”, nel quale non si tende più a curare esclusivamente la patologia, ma a “prendersi cura della persona” nella sua interezza, favorendo un’interpretazione più olistica del rapporto con il paziente.

La varietà di relazioni possibili tra medico e paziente è stata analizzata nel 2006 da Roter e Hall e può certamente essere adattata anche al rapporto tra odontoiatra e paziente.

In quale tipo di alleanza terapeutica vi riconoscete?

immagine colaborazione paziente[8]

1.   Paternalismo

(alto controllo da parte dell’odontoiatra e basso controllo da parte del paziente)

In questo tipo di relazione l’odontoiatra si assume la totale responsabilità delle decisioni terapeutiche, indipendentemente dalle preferenze del paziente, il quale dal canto suo è disposto ad accettare un errore medico come possibile. È un modello che viene dal passato e che è più difficilmente proponibile al giorno d’oggi, quando fattori come la giuridificazione (che si misura nell’aumento dei contenziosi medicolegali) e l’alfabetizzazione (caratterizzata dalla crescente conoscenza da parte della popolazione sui temi che riguardano la salute orale, sviluppata soprattutto attraverso l’utilizzo di Internet) non permettono più all’odontoiatra di proporre terapie senza informare il paziente o senza ottenere il suo consenso alle cure. A dimostrazione di quanto le cose siano cambiate, basti pensare che un termine nobile come “responsabilità”, che dovrebbe significare che l’odontoiatra è responsabile della salute orale del paziente e lo guida in un percorso terapeutico, ultimamente è stato snaturato e porta istintivamente a far pensare a una colpa professionale o a un contenzioso.

 

2.   Consumismo

(basso controllo da parte dell’odontoiatra e alto controllo da parte del paziente)

Rappresenta la situazione opposta al paternalismo, nella quale il paziente afferma in maniera netta la sua autonomia e desidera essere protagonista delle scelte che riguardano la propria salute orale. L’odontoiatra, in questo modello, si può trovare nella condizione di giustificare al paziente che le scelte terapeutiche siano effettivamente le migliori possibili o ad assecondare le richieste di quest’ultimo. È un tipo di interazione che oggi si concretizza con una discreta frequenza in Odontoiatria, a causa delle forti implicazioni di tipo economico che condizionano il rapporto e che possono far degenerare la relazione nella scelta che il compratore fa della prestazione sanitaria: l’odontoiatra non mette più a disposizione del paziente la propria competenza, con i mezzi in suo possesso, ma propone un servizio carico di “attrattive”, che creano aspettative e obbligano ai risultati. Non è infatti insolito che qualche paziente si presenti in prima visita fornito di diversi preventivi e proposte terapeutiche fatte presso altri Studi, con le quali l’odontoiatra deve confrontarsi. Il lasciarsi condizionare da questi aspetti trasforma le relazione di cura in un vero e proprio contratto, con tutto quello che ciò produce nello spostamento degli equilibri del rapporto. In questo modello le premesse per la creazione di alleanze terapeutiche di successo non sono ideali, in quanto condizionate da troppi elementi estranei alla relazione d’aiuto e di cura.

 

3.   Noncuranza

(basso controllo da parte dell’odontoiatra e basso controllo da parte del paziente)

In questa tipologia si ha una relazione di bassa qualità, contraddistinta dall’indifferenza e dalla scarsa attenzione verso lo scambio comunicativo. Il paziente segue passivamente e senza convinzione l’odontoiatra, il quale percepisce di non aver conquistato la sua fiducia, augurandosi perfino talvolta di “perderlo”, favorendo la scelta di altri professionisti che si possano occupare della sua salute. Altri motivi che conducono alla noncuranza sono l’insoddisfazione che l’odontoiatra può provare verso la propria professione o l’esistenza di contenziosi e conflitti che possono portare a guardare il paziente con sospetto e in maniera difensiva. Ma quasi sempre la rottura dell’alleanza terapeutica avviene per la scarsa qualità della comunicazione interpersonale, che innesca una catena di eventi qui di seguito riassunti.

  • Comunicazione inefficace: non si instaura una relazione interpersonale di qualità tra odontoiatra e paziente, spesso a causa delle scarse competenze comunicative.
  • Scarsa empatia: l’odontoiatra non riesce a stabilire un contatto di tipo empatico con il paziente e non riesce a conquistarne la fiducia.
  • Bassa compliance: il paziente non considera l’odontoiatra come una guida autorevole e non segue le indicazioni terapeutiche.
  • Inefficacia delle terapie: senza la collaborazione del paziente i percorsi terapeutici presentano una maggiore probabilità di essere poco efficaci.
  • Sfiducia: il paziente, constatando il fallimento delle cure, matura un sentimento di sfiducia personale verso l’odontoiatra.
  • Fallimento dell’alleanza terapeutica: di fatto, si spezza irrimediabilmente quella relazione di collaborazione ed entrambi i protagonisti si allontanano emotivamente.
  • Noncuranza.

 

4.  Reciprocità

Ecco l’obiettivo che cerchiamo con ogni paziente.

(alto controllo da parte dell’odontoiatra e alto controllo da parte del paziente)

Viene considerato il miglior tipo di rapporto possibile, nel quale l’odontoiatra e il paziente interagiscono nella creazione di un clima empatico, ideale per lo sviluppo di una relazione armonica. Le scelte terapeutiche vengono discusse apertamente con il paziente, al quale vengono proposte le possibili alternative, richiedendo il suo consenso e favorendo la sua partecipazione nel percorso terapeutico. Il termine “consenso” non è più considerato come puro atto formale sancito dalla firma di un modulo cartaceo, ma si concretizza nella fiducia che il paziente è disposto a fornire all’odontoiatra, grazie alla chiarezza del rapporto. Per la realizzazione di questo modello sono determinanti le competenze comunicative da parte dell’odontoiatra che permettono di entrare in relazione con il paziente, prendendosene cura nella completezza di mente e corpo, nel rispetto dell’unicità di ogni essere umano.

Uno strumento utilissimo a creare tale rapporto è l’ascolto attivo, caratterizzato da:

  • empatia;
  • clima positivo;
  • atteggiamento non giudicante.

La reciprocità porta vantaggi a entrambi i protagonisti della relazione ed è in grado di determinare:

  • minore incidenza dei contenziosi medicolegali;
  • maggiore soddisfazione professionale;
  • migliore efficacia delle terapie;
  • attivazione del “passaparola positivo”.

Il primo obiettivo che i professionisti della salute, a qualunque livello, devono perseguire è una relazione di qualità nel rapporto interpersonale con il paziente.

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